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Droni Professionali Dini
Droni Professionali Dini
La Nazione – 29 settembre 2013 — Dronepoint.com

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Rassegna stampa: estratto dall’articolo de “La Nazione” – domenica 29 settembre 2013 – Livorno

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Dini sfida la forza di gravità con il multirotore
Matteo Dini ha 36 anni vive a Livorno e ha fatto di una passione – quella del modellismo a una spinta per aprirsi una strada nel mondo dell’imprenditori.

Dini costruisce droni, spettacolari ragni volanti che si stanno espandendo in tutti i settori; dalla fotografia all’urbanistica, dall’archeologia alle geologia. Sono leggeri come piume, sofisticatissimi nella struttura e volano come libellule trasportando macchine fotografiche – per chi vuole immortalare il mondo dall’alto – oppure ad esempio alimenti, per chi vuol alimentare animali nei boschi.

Il drone è un velivolo radiocomandato che permette di essere utilizzato in svariate applicazioni.

PUÒ SEMBRARE un giocattolo per bambini e forse gli appassionati che ogni giorno
ricorrono ai sofisticatissimi droni, un po si sentono bambini quando, muovendo con abilita le leve e gli interruttori, li vedono librare in aria come se la forza digravità non esistesse. Insomma, basta lasciar spazio alla fantasia per scoprire che i droni – tricotteri, quadricotteri e ottocotteri -possono superare qualsiasi barriera. E Matteo sembra aver trovato il segreto proprio volando con i droni…

FISICO ASCIUTTO, testa rasata, occhi vivaci. Tiene sempre in mano il cellulare, arrivano in continuazione messaggi e telefonate. E’ cambiata la vita di Matteo Dini quando la sua società ha iniziato ad occuparsi di droni. «Il nome esatto è multirotore – corregge subito Matteo – ma sono conosciuti come droni». La mente corre subito ai film di fantascienza, alla robotica e a quelle macchine ingegnose – dai lineamenti po’ aliene – che nascono dalla mente di qualche scienziato pazzo. I droni non pinzano, nè mordono… «ma possono far male – dice Matteo mostrando la sua mano – qualche giorno fa durante delle prove, un’elica mi ha affettato un dito.
Il referto dopo la visita al pronto soccorso è stato: ferito da un drone». Questi ragni volanti rendono insomme la notte di Matteo. «Dietro ogni multirotore – spiega – ci sono ore e ore di programmazione e collaudo. Un lavoro importante perché quando questo oggetto si alza tutte le componenti devono essere in perfetto equilibrio». Non c’è un modello ideale «dipende – spiega – dalle esigenze del cliente.
Chi usa i droni per riprese video, ad esempio, ha bisogno di una perfetta stabilità altrimenti le immagini risultano mosse. E non è banale trovare un equilibrio perfetto quando devono essere valutati parametri come il vento in quota».

CON LA LEGGEREZZA di una piuma, i droni – sia quelli di 40 centimetri di diametro che i più grandi di oltre un metro – s’innalzano e si muovono
nell’aria a caccia dell’obbiettivo. «Quelli che trasportano le telecamere vengono pilotati sul soggetto – continua l’imprenditore – ma ci sono anche multirotori destinati a portare alimenti nei boschi per gli animali. Allora non è tanto importante la stabilità quanto la capacità di sopportare pesi importanti».

Numeri e simulazioni si rincorrono nella mente del giovane livornese che ha trovato un collaboratore con il quale condividere questa esperienza. «Facciamo il disegno del telaio – spiega – le parti vengono costruite da un’azienda in Polonia. Curiamo l’assemblaggio e la programmazione della centralina, il cuore del drone».

Non può che essere felice di quello che piano piano Matteo sta costruendo, con fatica ma anche tanta determinazione. In Italia la sua è una delle ditte più conosciute, in questo settore.
«Ci chiamano dalla Sardegna alla Val d’Aosta – confessa – perché sono tante le applicazioni dove i droni possono aiutare. Dall’archeologia ai beni culturali, dalla nautica alle geologia.

Prima erano prodotti di nicchia, che appassionavano solo i cultori del modellismo. Nati nel campo militare c’è sempre stata un po’ di diffidenza nei
confronti di questi oggetti. Ora però le applicazioni civili sono infinite. Siamo ancora all’inizio, rispetto alle loro enormi potenzialità». Come tutto ciò che si muove nell’èra della globalizzazione, anche per i droni la tecnologia galoppa.

«OGNI MESE ci sono novità che dobbiamo seguire per migliorare le performance. Abbiamo raggiunto un discreto livello, ma quante nottate, quanti
soldi, quante crisi di nervi…». Il telefono continua a vibrare… «i droni possono essere telecomandati anche con l’iPad – dice soddisfatto Matteo – grazie al sistema gps. E tornano anche a casa, se si perdono…». C’è qualcosa di magico in questi ragni volanti che, inermi nella scatola, diventano così vitali nell’aria. Materiali sofisticamente congeniati li rendono anche particolarmente delicati: le eliche sono cottoli come ali di una farfalla e se si rompono… niente riparazione, vanno cambiate. Il futuro di Matteo sta nel ronzare leggero del multirotore «Spero solo di poter continuare a lavorare» con la semplicità che lo distingue.

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La stampa che parla di noi … del: 2013-10-05T11:16:40+00:00 da Drone Point - Staff